Addio alla plastica monouso: vietata dal 2021 in Europa

Le posate, i piatti ed i bicchieri monouso in plastica sono state create negli anni per essere resistenti. In realtà sono anche troppo resistenti in quanto si è calcolato che un rifiuto monouso resista nell’ambiente prima di degradarsi 450 anni, mentre il reale periodo di uso è poco meno di mezz’ora.

In tutto questo tempo, restano nell’ambiente, causando danni non solo all’ecosistema ma anche all’uomo che le ha prodotte: troppo spesso queste plastiche si degradano in microplastiche ( che costituiscono il 7 % dei rifiuti che si trova nel mediterraneo ed il 9% dei rifiuti sulle spiagge italiane) che entrano nella catena alimentare tramite il plancton, finendo così anche nei nostri stomaci ed intestini. Senza contare gli animali marini che muoiono soffocati dai sacchetti di plastica.

Lo scorso 24 ottobre è passata la direttiva del parlamento Europeo che, consapevole di questo enorme problema, ha votato per il divieto totale dell’uso di oggetti in plastica monouso a partire dal 2021. Tale divieto riguarderà la commercializzazione di cotton-fioc (i bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie), cannucce, mescolatori per bevande, piatti posate e monouso in plastica oxodegradabile, contenitori con o senza coperchio in EPS (polistirene espanso) sia per tazze e bevande in EPS sia per il consumo immediato di alimenti senza ulteriori preparazioni (come per il take away ed il fast-food).

Insomma, tutti quei rifiuti che rientrano nella categoria del rifiuto secco non riciclabile, poiché non degradabili né biocompostabili.

L’Italia in questo 2019 iniziato da pochi mesi, è ancora  in prima linea in questa battaglia per l’ambiente, dimostrandosi ancora una volta il primo paese europeo a mettere in pratica le direttive: dopo aver vietato dal 2011 l’uso di sacchetti per la spesa di plastica non biodegradabili a vantaggio di quelli biodegradabili, ha bandito lo scorso anno i sacchetti in plastica non biodegradabili per l’ortofrutta; inoltre da quest’anno sarà vietato in Italia produrre e vendere i cotton-fioc non degradabili ed in più i produttori dovranno indicare le regole per smaltire correttamente i rifiuti.

Materiali alternativi alla plastica

Ovviamente, i prodotti resteranno in commercio, ma saranno modificati nei materiali, per rendere meno deleterio il loro impatto sull’ambiente.

Ad esempio, le bottiglie di plastica, che hanno il triste primato di essere il rifiuto più diffuso sulle spiagge europee, saranno oggetto di due rivoluzioni parallele: il primo riguarderà la raccolta, ossia dovrà sparire il 77% delle bottiglie presenti sulle spiagge entro il 2025  ed il 90% entro il 2030; il secondo, cambiare la modalità di produzione delle bottiglie, che entro il 2025 dovranno contenere tutte almeno il 25% di plastica riciclata ed il 30% del 2030.

Si cominciano già a vedere in giro i monouso in polpa di cellulosa, biodegradabile e compostabile, sia in qualche negozio fisico sia come involucro esterno di alimenti venduti ai supermercati o nella ristorazione da asporto, sia sui siti di e-commerce. Ma sicuramente non sarà l’unico materiale amico dell’ambiente in cui troveremo questi prodotti, poiché l’inventiva umana sa sempre sorprendere.

Un interessante proposta arriva da Pontus Törnqvist, un designer svedese di 25 anni, che ha inventato “POTATO PLASTIC” una linea di buste, bicchieri e posate di “plastica di patate“, prodotte cioè a partire da fecola di patate, acqua e glicerina. Questi prodotti, pur avendo la resistenza e la flessibilità dei monouso classici, sono facilmente biodegradabili (entro due mesi si degradano completamente) permettono di ridurre lo spreco di cibo ( si possono ricavare dalle patate scartate per la lavorazione) ed anche commestibili.

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