normativa smaltimento rifiuti speciali

Normativa smaltimento rifiuti speciali: ecco cosa devi sapere per la tua azienda

Smaltire correttamente i rifiuti non è solo un dovere morale, ma è qualcosa che viene richiesto al cittadino dalla legge stessa. La normativa sullo smaltimento dei rifiuti speciali, infatti, è stata elaborata già decine di anni fa, quando ci si è resi conto che l’inquinamento è un problema reale da combattere con le giuste armi quali: riciclo, informazione e smaltimento adeguato dei materiali tossici per la salute del pianeta. Vediamo insieme cosa prevede la legislazione.

Normativa | Come iniziare

Cosa prevede la normativa sullo smaltimento dei rifiuti speciali

L’Italia si è adeguata alle normative europee di smaltimento rifiuti nel 1997 quando è stato emanato il D.lgs 22/97, meglio noto come Decreto Ronchi. Nel tempo questa legge ha subito notevoli trasformazioni, a partire dal 29 Aprile 2006, quando viene emanato il Dlgs 3 aprile 2006, n. 152 denominata Norme in Materia Ambientale. All’interno di questo documento è possibile trovare ben 89 articoli e 9 allegati che regolamentano la gestione e lo smaltimento dei rifiuti: prima vengono definite alcune misure da attuare per prevenire e ridurre la produzione dei rifiuti, poi viene spiegato come è giusto riciclare o smaltire tali materiali.

In base a quanto spiegato nell’articolo 184 del Decreto, i rifiuti possono essere suddivisi in Urbani e Speciali. I primi sono prodotti dal cittadino comune e sono smaltiti dagli enti Comunali, mentre i secondi sono frutto di aziende e uffici ed hanno bisogno di essere tolti di mezzo con misure apposite. A loro volta, i rifiuti si distinguono in Non Pericolosi e Pericolosi ed è proprio a questi ultimi che bisogna guardare con attenzione, visto che possono nuocere alla salute delle persone e dell’ambiente circostante.

Attenzione, perché non è finita qui: queste tipologie di scarti possono, a loro volta, essere distinte in Riutilizzabili e Non Riutilizzabili. I primi possono essere, appunto, riciclati e vedere nuova vita, mentre i secondi devono essere smaltiti secondo procedure apposite. Secondo l’articolo 182 di tale Decreto, comunque, lo smaltimento deve essere l’ultima soluzione possibile in quanto, prima di eliminare questo o quel materiale, sarebbe bene valutare le sue reali condizioni e la possibilità di donargli nuova vita tramite riciclo.

Iniziare a piccoli passi: ecco come fare

Smaltire i rifiuti speciali non è difficile, se sappiamo come fare. La prima cosa che devi sapere è che ogni tipologia di rifiuto è identificata da un codice a 6 cifre. Questi ultimi sono tutti elencati nel C.E.R. 2002, documento allegato alla parte quarta del D.lgs 152/06 e suddiviso in 20 classi. La distinzione è fatta in base al ciclo produttivo che ha dato vita al rifiuto ed anche alla pericolosità di quest’ultimo. Se un rifiuto è pericoloso o no dipende dalla sua origine oppure dalla concentrazione di sostanze pericolose contenute al suo interno. Questa classificazione di scarti è contrassegnata nella lista con un asterisco, così da non poter sbagliare.

A prescindere da tutto, uno smaltimento corretto ed efficace dipende dall’attenzione posta ai materiali di scarto sin dall’inizio del processo. È importante conoscere il codice di ciò che deve essere gettato via, perché solo in questo modo sarai sicuro che un rifiuto pericoloso è stato smaltito correttamente senza nuocere alla salute di terzi o intaccare l’intera procedura.

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