rifiuti speciali

Rifiuti speciali: normativa e differenza dai rifiuti urbani

Plastica, carta o vetro? No, non è questa la tipologia di rifiuti di cui vogliamo parlarti. In effetti, quando si pensa a questo termine il pensiero corre subito a quei materiali di scarto domestici di uso quotidiano come bottiglie di plastica, pacchi di cartone e vasetti in vetro. In realtà c’è una classificazione specifica dei materiali che non vengono più utilizzati, anche a livello aziendale. In particolar modo, scopriamo cosa sono i rifiuti speciali e quali sono le classificazioni che li distinguono.

Normativa | Rifiuti urbani e speciali

Definizione dei rifiuti secondo la normativa vigente

Prima di cominciare a spiegare come sono classificati i rifiuti, è bene fare una breve precisazione su cosa essi sono. La presente normativa italiana sui rifiuti, data dall’articolo 183 Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n. 152 e poi modificata dal decreto legislativo del 3 dicembre 2010 n. 205, dice che un rifiuto è “Qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi“. In tal caso, quindi notiamo subito come tale decreto non faccia distinzione tra materiale di scarto riciclabile e non.

Un rifiuto, quindi, non è qualcosa che è giunto necessariamente alla fine del suo ciclo di vita, ma si tratta semplicemente di un oggetto o una sostanza di cui il proprietario vuole disfarsi. La normativa, in tal caso, è molto ampia ed è per questo motivo che nel corso del tempo si è fatta strada la necessità di applicare una classificazione a tali materiali di scarto così da fare ordine e rendere tutto più semplice per cittadini e proprietari di aziende che devono smaltirli.

La prima distinzione è quella tra Rifiuti Urbani e Rifiuti Speciali, la cui origine è diversa. I primi, infatti, sono banalmente ricondotti a scarti di uso domestico e sono smaltiti dalla pubblica amministrazione, mentre i secondi derivano da attività industriali e sono trattati da aziende private. A loro volta, queste due tipologie possono dividersi in Pericolosi e Non Pericolosi. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Differenze tra rifiuti urbani e speciali

I materiali di scarto non sono suddivisi solo in base all’origine, ma anche in base allo stato fisico. Abbiamo, quindi, rifiuti:

  • Solidi pulverulenti;
  • Solidi non pulverulenti;
  • Fangosi palabili;
  • Liquidi.

Rifiuti Urbani

Come anticipato, questa tipologia di materiali deriva da abitazioni ad uso domestico ed è smaltita dall’amministrazione pubblica sulla base dei contributi fiscali. Questi rifiuti sono regolati dal decreto legislativo D.Lgs 152/06 art. 184 c. 2 e sono anche definiti RSU (Rifiuti Solidi Urbani). In particolar modo, ne fanno parte:

  • Rifiuti domestici (anche ingombranti) e rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;
  • rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche;
  • rifiuti vegetali provenienti da aree verdi come giardini, parchi e aree cimiteriali.

Altra categoria è quella dei RUP (Rifiuti Urbani Pericolosi). Si tratta di tutte quelle materie di scarto che, nonostante facciano parte della quotidianità, possono rivelarsi nocive per l’ambiente e quindi devono essere smaltite in un certo modo. In particolare, si fa riferimento a medicinali scaduti e pile scariche.

È di fondamentale importanza che ogni cittadino conosca la composizione dei rifiuti e relative modalità di smaltimento: solo così saremo sicuri di rispettare l’ambiente e riciclare ciò che può ancora avere un’utilità.

Rifiuti Speciali

Questi materiali di scarto sono disciplinati dal decreto legislativo D.Lgs 152/06, articolo 184, c. 3. Secondo tale normativa, parliamo di:

  • Rifiuti derivati dalle attività agricole e agro-industriali;
  • Rifiuti prodotti dalle attività di demolizione, costruzione nonché tutti i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall’articolo 184 bis;
  • Rifiuti prodotti dalle lavorazioni industriali;
  • Rifiuti prodotti dalle lavorazioni artigianali;
  • Rifiuti prodotti dalle attività di tipo commerciale;
  • Rifiuti prodotti dalle attività di servizio;
  • Rifiuti prodotti dalle attività di recupero e smaltimento di rifiuti;
  • Rifiuti derivati dalle attività sanitarie.

Quelli elencati precedentemente sono materie di scarto Non Pericolose, ma esiste una lunga lista anche di quelle Pericolose e da smaltire in un certo modo. Tra queste troviamo:

  • Prodotti di scarto della raffinazione del petrolio;
  • Prodotti di scarto da processi chimici industriali;
  • Prodotti di scarto dell’industria fotografica (vecchie pellicole);
  • Oli esausti;
  • Prodotti di scarto derivati dall’attività metallurgica;
  • Solventi;
  • Rifiuti derivati dagli impianti di trattamento dei reflui;
  • Rifiuti derivati dalle attività medica e veterinaria;
  • Rifiuti della produzione conciaria e tessile.

Tali oggetti (anche ingombranti) e sostanze sono trattate da aziende private, come la nostra, appositamente autorizzate con permessi speciali e certificazioni aziendali a smaltire questa tipologia di scarti.

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